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CATECHESI

Ho letto sul sito la presentazione dell'argomento Catechesi, dove si dice giustamente che questa non può limitarsi all'istruzione, ma è necessario passare all'amore, alla preghiera, alla pratica dei comandamenti, e così via, fino a comprendere l'intera esperienza della vita, vissuta nella luce della fede.

Chiedo quali sono gli strumenti e i percorsi che la Parrocchia attua per tendere a tale obiettivo; e parlo di strumenti concreti e sperimentati, visto che troppo spesso questi progetti son bellissimi nella teoria, ma poi ci si ritrova dopo tanta programmazione e tante parole al punto di partenza.

Grazie a chi desidera affrontare l'argomento.

Atty

Catechesi quaresimali

Visto che il sito diocesano della pastorale giovanile non ha un blog, mi inserisco qui, chè mi sembra il luogo più attinente...

Pochi minuti fa è uscito il video della prima catechesi quaresimale del Vescovo, 6 minuti tutto sommato abbastanza scarni. Tutto è bene se concorre al bene, anche se sorvolo sul "promo" di 41 secondi uscito in precedenza.

Quello che mi lascia perlomeno perplesso (se mi scandalizzassi di qualcosa direi "scandalizzato") è la motivazione che ha portato alla priorità affidata a questa forma, come riportato in homepage della Diocesi:

... Una modalità scelta dopo attento confronto. Il punto di partenza: «Molti giovani che frequentano la Messa domenicale – spiegano dallo staff di pastorale giovanile – non partecipano più alle catechesi quaresimali. Eppure, molti lo desidererebbero, ma sono impediti da motivi di studio o di lavoro». L’esempio è «quello di altre diocesi che stanno avviando iniziative simili».

Impediti da motivi di studio e di lavoro? Quanto stride questo con l'argomento (IL SENSO DELLA FEDE) della prima "catechesi"! Mi viene in aiuto il dubitare fortemente che qualcuno si prenda la briga di acquisire e/o ascoltare questa serie di 5 spot.

A me sembra, fuori metafora, un calare le brache; il resto mi pare si commenti da solo.

Atty

Simoncelli

Riprendo, a caldo…

Oggi (ormai ieri) ne abbiamo sentite di ogni colore, sull'onda di un fatto recente innegabilmente tragico e di un’emozione assolutamente coinvolgente. Concorrono molti elementi: la giovane età della vittima, dotata di personalità semplice irruente spontanea, le emozioni e le speranze che aveva già indotto in molti appassionati, il modo violento e ineluttabile che ne ha troncato la vita…

Molti ai funerali o negli interventi televisivi hanno avanzato interpretazioni dolci e consolatorie sulla speranza del proseguimento della vita oltre la morte del corpo, più legate ad una spiritualità generica, al rifiuto più o meno inconscio dell’avvenimento così doloroso, che alla fede.

Tentando di togliere da me ogni giudizio sulla persona, mi appresto comunque a fare delle considerazioni che molti potranno trovare un po’ estreme. Il personaggio in questione viveva senz’altro sopra le righe, secondo parametri che oggi sono ampiamente accettati, tanto più se si tratta di soggetti pubblici di rilievo spesso presi come modelli o quantomeno miraggi di comportamento, siano essi campioni sportivi o personaggi dello spettacolo, ai quali tradizionalmente siamo disposti a perdonare molto, quasi fossimo in credito verso di loro per le emozioni di vario genere che ci possono procurare. Quindi il fatto che questo ragazzo si portasse al seguito una morosa (mi si consenta di non definirla fidanzata) con la quale andava bellamente a letto ormai da anni non fa che accrescere le motivazioni sentimentali dei cronisti e degli spettatori. Ma nonostante i cambiamenti dei costumi tale comportamento si configura ancora come peccato, aggravato dalla reiterazione e dall’evidente volontà di non cambiare direzione.

Tuttavia la misericordia di Dio e quindi le occasioni di redenzione sono assolutamente misteriose, e il destino ultimo di chi muore è del tutto imperscrutabile, perciò la carità deve indurre a sperare sempre in una soluzione favorevole. Ma San Paolo ci insegna che di fronte alla morte il problema è soprattutto dei superstiti, di chi più o meno consapevolmente, più o meno esplicitamente, assume, accetta, avalla questa o altre situazioni altrettanto gravi, sciacquandosi poi la bocca con noncuranza. È per questo che la mescolanza di sofferenza familiare, riti religiosi, folclore motociclistico, maratone televisive infarcite di interviste sdolcinate e quant’altro senza nessun distinguo, è in linea con il disorientamento del nostro tempo, con un vuoto morale che sta davvero diventando incolmabile.

Chi vive senza Dio, abbia egli 24 o 100 anni, è già morto; quindi il problema non è quello di piangere o recriminare o trovare artificiose consolazioni, ma di ridare vita, vita vera, a questa generazione.

Se mi sono spinto troppo controcorrente, aspetto correzioni.

Atty

Non so

Non so. A me, che non sono una esperta di motociclismo, la morte di Marco Simoncelli ha colpito e addolorato allo stesso modo delle quasi quotidiane morti sulle strade di tanti giovani e non solo. Come madre, però, sono stata impressionato in particolare dalla dignità dei suoi genitori. In mezzo a tutto il frastuono nel quale si sono ritrovati, sono stati fermi e coerenti nel sostenere il loro modello educativo. Ho letto, infatti, che se anche fossero potuti tornare indietro nel tempo, non avrebbero cambiato il loro modo di essere stati genitori. Avrebbero ancora accompagnato il loro figlio a fare quello che gli piaceva di più e per il quale, al di là della ostentata esuberanza molto romagnola, si è evidentemente impegnato con grande serietà. E siccome credo fermamente che le persone possano essere migliori nei confronti del loro prossimo solo se sono felici con sé stesse, posso sperare (ammesso che lo fosse davvero come è sembrato) che Marco fosse una bella persona e lo fosse diventato per la famiglia che aveva intorno, morosa compresa. Non so proprio quindi, per queste che non sono che sensazioni e analisi del tutto superficiali, se questa vita e l'indotto che è derivato dalla sua interruzione sia esempio del vuoto morale che può colpire le giovani (come le vecchie) generazioni. Quanto ad una vita senza Dio … per fortuna che Dio prima di stancarsi di noi e dei nostri peccati ce ne mette un bel po’!!!
 

 

Comprendimi

Forse ho il dono di non farmi capire, e devo sottolineare tutto oltre misura per sgombrare il campo dagli equivoci.

1. Non dubito della pazienza e della misericordia di Dio, per cui non azzardo nessuna ipotesi sul destino eterno di Marco Simoncelli né di nessun altro, qualunque colpa abbia commesso, assassinio o suicidio, Hitler e Giuda compresi, ma i comportamenti in vita NON SONO SENZA CONSEGUENZE, per cui la misericordia del Signore non va mai disgiunta dalla sua giustizia, a meno che non pensiamo di essere più buoni di Lui.Quindi se la morosa (che non fa parte della famiglia in senso stretto, e anche cristiano) di cui abbiamo parlato racconta in un'intervista fra l'altro "...quando andavamo a letto..." questo ancor oggi è PECCATO, anche se a commetterlo è un giovane esuberante simparico Romagnolo con una bellissima famiglia che se potesse tornare indietro si comporterebbe esattamente come ha già fatto. Mi sento di dire solo che chi commette una colpa spesso è coinvolto emotivamente tanto da essere offuscato dalle proprie passioni, ingannato dal demonio (che udite udite esiste), per cui forse perde una frazione della propria responsabilità.

2. Il vero problema di questo tempo è un altro. L'indifferenza con cui l'opinione comune (alla quale i mass media fanno da grancassa e sostegno ideologico) accoglie ed assorbe una mentalità lassista, dove tutto è permesso, l'importante è l'amore... per cui idee disastrose, certi comportamenti sedicenti liberi passano come diritti; anzi si arriva a portarli ad esempio, e le menti deboli vengono facilmente traviate; la morale viene piegata ai comportamenti... la morale non esiste... Dio non esiste. Questa mentalità nasce da persone non coinvolte, che freddamente e con intelligenza (!) creano una mentalità ateista, ormai volta all'anti-teismo. Questi sono i "superstiti" che pensano di esorcizzare la morte negando la Fonte della Vita.

3. Purtroppo questo entra anche in certi ambienti della chiesa, subdolamente ma ormai con estrema facilità, tanto che si stenta sempre più a riconoscerne i segni. Come si potrà combatterli? La prima e più efficace menzogna del demonio è quella di farci credere che non esiste. Altra menzogna ammantata di luce è che Gesù così carino e così buonino non ha più nessuna consistenza divina.

Percìò mi preoccupa, cara Mariangela, la leggerezza (non oso dire superficialità) della tua risposta. Spero si sia capito che in tutto questo il fatto di cronaca (domani lo si dimenticherà) è solo un pretesto per affrontare insieme un argomento che è sempre più drammaticamente devastante.

Alla prossima, Atty

Fortunatamente

Fortunatamente ci sono persone profonde come te al mondo ... per cui io mi posso permettere il lusso di essere leggera e superficiale. E aggiungo che la mia fede in Gesù buonino e carino ovvero semplicistica (non semplice, comprendimi, sarebbe davvero osare troppo!!) a dispetto di tutto lo schifo che compie il diavolo riesce a farmi vedere e a cercare il meglio, anzi il buono (da perfetta cristiana buonista) in quelli che mi circondano (vicini e lontani). Mi spiace che il mio banale pensiero ti abbia tanto innervosito, ma non tutti hanno la fortuna di  avere sulle labbra la verità. E infine, non ti crucciare ... non sei certo tu il problema se tutti hanno bisogno del supplemento per comprenderti e della grazia di Dio per salvarsi!!

 

Sfortunamente

Certo non pretendo di essere particolarmente profondo, mi sto semplicemente difendendo da idee qualunquiste sulla bontà dell'uomo, qualità che non gli è connaturale, dato che l'unica bontà possibile è un pallido riflesso di quella di Dio, ricevuta gratuitamente nella misura in cui paradossalmente uno è convinto di non averne. Per cui è possibile passare dal peccato alla santità, da una natura corrotta alla stessa natura del Creatore, ma senza toccare il terreno del moralismo, cioè senza la pretesa di meritarsi in qualche modo la salvezza.

Oggi si sta combattendo una battaglia epocale, ed è necessario prendere le distanze dai rischi di uniformarsi alla mentalità corrente nelle sue mille appetibili e devianti sfaccettature.

Se il mio intento fosse stato (forse lo è stato...) quello di provocare, ci sono riuscito, e senza troppa difficoltà, anche se preferirei andare a parare su zone di convergenza.

Buona domenica, Atty

Risurrezione

Dice il Vescovo nel suo augurio pasquale comparso anche sulla home page della Diocesi (è stato tolto, ma ho conservato il testo integrale):

"Penso che la solennità di Pasqua non abbia ancora raggiunto, nel cuore dei cristiani, la consapevolezza della sua importanza non solo nello svolgersi dell’anno liturgico, ma soprattutto nella coscienza della fede che essa evoca" e poco più sotto "Forse è anche per questo che la pasqua settimanale, memoria domenicale del Signore morto e risorto, non ci attira più di tanto, riducendosi a una tradizione (buona, comunque) o a un peso da sopportare (sgravandoselo dalle spalle appena si può)".

AuroraB parla in "Catechesi - Dn 12" di Risurrezione di Gesù Cristo come primizia di una risurrezione finale che riguarda tutti gli uomini; dalle parole di Mons. Busti mi sembra d'altra parte di leggere un certo sconforto sulla leggerezza con cui in generale si tratta della Pasqua e, di riflesso, della messa domenicale.

Credo ci sia attinenza tra questi argomenti, infatti cosa dovrebbe attirarci nell'Eucaristia se non la Risurrezione? Se così è mi chiedo come possa esserci fede in una risurrezione della carne, così avulsa dalla nostra esperienza e così lontana in un futuro indeterminato, se l'evento Pasqua/Eucaristia viene ridotto ad una (buona!...) tradizione, arrivando fino a considerarlo un'incombenza tanto pesante tra i tanti nostri impegni già pesanti, da desiderare di timbrare il cartellino il prima possibile.

Che tristezza trasformare il "ricordati di santificare le feste" in "mi prendo il diritto al week-end"...

Atty

Giorgio La Pira davanti ad

Giorgio La Pira davanti ad ogni sconfitta personale, ogni umiliazione, ogni frustrazione non perdeva la sua GIOIA  perchè ripeteva:< Che importa, se Cristo è Risorto!>  

Molti anni fa leggendo di lui mi era rimasto impresso proprio questo particolare che mi aveva fatto pensare a quanto effettivamente noi siamo ben lontani dall'essere consapevoli dell'importanza della Pasqua del Signore, se così fosse saremmo meno tiepidi, sprizzeremmo gioia da tutti i pori, diventeremmo contagiosi.

Invece siamo noi, che dovremmo essere il lievito che fermenta la massa, a lasciarci contagiare dal non senso che ci rende piagnoni e privi di entusiasmo.

Noi siamo testimoni di Gesù Risorto! Questo è il fermento che dà senso alla nostra vita, che le dà valore. E' la Pasqua del Signore che festggiamo ogni domenica, non è solo un precetto è un bisogno primario della nostra vita.

Per quello che mi riguarda l'Eucarestia celebrata in parrocchia con i fratelli che il Signore mi ha messo accanto per sostenere il mio cammino, con i bambini di ogni età che rendono la Comunità un giardino fiorito d'amore con la loro vivacità, i ragazzi che vedo diventare adulti, i genitori di oggi che ho conosciuto ragazzi solo ieri, gli adulti che vedo diventare anziani, come me del resto, è fonte di gioia, è un dono grande che il Signore aggiunge al dono fondamentale della sua Morte e Risurrezione per la mia e nostra salvezza eterna.

Se pensiamo all'eternità come un futuro indeterminato forse è difficile cogliere la portata straordinaria della Risurrezione di Cristo sulla nostra vita, ma l'eternità è già quì, la nostra vita non è una parabola discendente che finisce con la morte ma una parabola ascendente che inizia con la nascita e  trova compimento nella partecipazione alla vita eterna di Dio.   

grazie

Aurora, ti ringrazio per questa tua bella testimonianza che traduce e interpreta anche la mia esperienza e il mio sentire, come meglio non avrei saputo dire ...

Coraggio

Scusami, ma trovo una piccola incongruenza nel tuo esposto: all'inizio sei dubitativa "saremmo meno tiepidi..." oppure "dovremmo essere il lievito...", poi diventi assolutamente affermativa "siamo testimoni!" e fai un proclama sull'Eucaristia, inconfutabile ma un po' scontato. Ma questo è solo un inciso.

Arrivo al dunque; ammesso, e non ho certo ragione io di dubitare, che tu viva l'Eucaristia godendo con grande consapevolezza del dono della morte e risurrezione di Gesù Cristo che prende vita e spessore nell'assemblea cristiana, chiedo:

QUALI SONO (o quali dovrebbero essere per te o chiunque si associ alla discussione) GLI STRUMENTI MESSI IN ATTO PER TRASFERIRE QUESTA CERTEZZA, QUESTA VITA, ALL'ASSEMBLEA STESSA, PER TOGLIERLA DALLA TIEPIDEZZA CHE SPINGE MOLTI AD ASPETTARE CON IMPAZIENZA LA FINE DELLA CELEBRAZIONE (ritorno all'affermazione del Vescovo), NON CAPENDONE IL SENSO PROFONDO?

Quali sono (o dovrebbero essere...) gli strumenti per rendere attuale la Pasqua e concreta questa ascesa costante verso la Vita eterna, e in che modo si può verificare se la Comunità (non come insieme indeterminato e in qualche modo anonimo, ma come unione di singoli ben conosciuti e responsabili) fa propria questa verità?

Ho sempre paura che si faccia molto, parlo in generale, e anche con zelo e costanza, ma ci si ostini ad usare linguaggi obsoleti, che non incidono minimamente sul disattento (è un caritatevole eufemismo) uomo d'oggi. Mi spingo un pelo oltre: quante volte si usano "caramelle" per attirare l'attenzione, "andando incontro all'uomo" oggetto dell'azione pastorale, quando Geù stesso ha detto (senza perdere la dimensione dell'amore fraterno) di avere portato una spada, un fuoco, di essere segno di contraddizione...

Coraggio. Atty

Addendum

Sempre per AuroraB.

Ho letto e riletto il tuo [La Pira] e rimango perplesso davanti ad alcune espressioni, certamente importanti per come le esprimi: non comprendo cosa significhi concretamente "siamo testimoni di Gesù risorto" e "Pasqua... bisogno primario della nostra vita".

Ti sarei grato di una parola illuminante. Atty

Cerco di chiarire

Più che "siamo testimoni" avrei dovuto dire che siamo chiamati ad essere testimoni di Gesù Risorto. Qualcuno, non ricordo chi, ha scritto:" Cristiano, diventa ciò che sei!" Forse questa frase riesce a spiegare meglio di me quello che voglio dire.

Effettivamente c'è un'incongruenza tra la nostra tiepidezza e scarsa incisività e quello che siamo chiamati ad essere, questo stacco si può e deve colmare con un cammino costante di conversione per andare, a partire da ciò che siamo, fino al punto di arrivo che è ciò che dobbiamo essere.

La conversione non è una volta per tutte ma è cammino faticoso e impegnativo di ogni giorno, la nostra vita di fede si svolge in questo costante dinamismo, mai arrivata e sempre da verificare.

Perchè la Pasqua e l'Eucarestia sono un bisogno primario della nostra vita? Perchè se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede, non avrebbe senso nulla di ciò che crediamo e celebriamo e facciamo... Ma poichè Cristo è risorto dai morti anche la nostra vita ha uno sbocco nell'eternita, noi siamo salvati e chiamati a partecipare alla vita stessa di Dio.

Il Signore ci convoca a celebrare la Santa Eucarestia, il ringraziamento al Padre che ci ha donato il suo Figlio il quale per l'azione dello Spirito Santo rinnova  la sua morte e Resurrezione e ci unisce a sè nell'offerta al Padre. Di questo dinamismo dell'amore di Dio che tracima fino a coinvolgerci nella sua stessa  vita noi viviamo, da esso siamo  creati, da esso siamo  salvati.

Come il cibo è un bisogno primario per il corpo, così l'Eucarestia, insieme Ringraziamento, preghiera esemplare e Parola di Dio, è cibo per la nostra anima che è la parte più preziosa di ogni essere umano; per questo è un bisogno primario per la nostra vita anche se non ce ne rendiamo conto e preferiamo spesso dissipare il nostro tempo alla ricerca di piaceri e distrazioni alla moda.

Spero di non aver aumentato le tue perplessità, forse questo è dovuto al mio modo di esprimermi non certamente all'altezza delle realtà meravigliose su cui andiamo confrontandoci. E quì entriamo nel tema che tu hai proposto: Quale linguaggio? Quali strumenti usare per arrivare all'uomo "distratto" di oggi? Non saprei, mi viene solo da dire : preghiamo , Il Signore ci farà capire cosa e come fare. 

Ti invito ora a pregare con me per il nostro vescovo che sento un pò amareggiato per il modo spesso distratto e inconsapevole in cui  si partecipa all'Eucarestia, il Signore lo benedica e lo sostenga nel compito che gli ha affidato in nostro favore, perchè la Chiesa che è in Mantova segua con devozione e affetto il suo  Pastore. 

     

BASTA!

Basta con tutti questi arzigogoli! Sono rovelli che alla fine portano solo a rigirarsi sulle questioni senza affrontarle con coraggio.

Non confondiamo i piani. I piani sono diversi: c'è una responsabilità personale e c'è una responsabilità ecclesiale (in tutte le sue dimensioni: familiare, parrocchiale, ecc. fino ad arrivare al Magistero della Chiesa).

Ciascuno è chiamato prima di tutto individualmente ad amare Gesù e la Sua vita (scelta che, naturalmente, ha tutte le conseguenze che ben conosciamo). Poi, ciascuno, in base alla configurazione che ha dato alla propria vita (di ordinato nella Chiesa o di laico impegnato nella stessa Chiesa), dà la propria testimonianza, come può, come riesce, ciascuno secondo le proprie caratteristiche personali (di sensibilità, profondità, maturità, impegno, ecc.).

Di questo ogni cristiano è personalmente responsabile, perchè, come individuo e come parte della Chiesa (impegnato nel servizio catechistico, o liturgico, o missionario o nella Caritas, o in altro) nel bene e nel male fa la sua parte e dà il suo contributo, lascia il proprio segno e trasmette la propria fede.

Resta la responsabilità di chi questo messaggio, in qualche misura, lo riceve. E su questo non possiamo continuare nè a giudicare, nè a lamentarci, nè a denigrare.

I semi vengono gettati, con costanza, con amore, con dedizione.

Il raccolto delle messi lo farà il contadino, quando le messi saranno mature.

Ciao a tutti

Sissi

Voce nuova

Sissi, mi sembra proprio che tu butti le questioni sulle spalle di altri, e quindi non vedo dove tu rigetti gli arzigogoli e affronti le questioni con coraggio.

La responsabilità è di ognuno e di tutti, personale e collettiva secondo le occasioni; la tua dov'è?

Il problema c'è e rimane. Circa trent'anni fa il Beato Giovanni Paolo II coniò l'espressione NUOVA EVANGELIZZAZIONE, lasciando molti addetti ai lavori nella perplessità; pochi mesi fa il suo successore Benedetto XVI ha istituito addirittura il Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, e ancora nella Diocesi di Mantova (non solo, ovviamente) c'è chi non sa cosa sia, qualcuno afferma timidamente di essere sul punto di pensare che quasi potrebbe essere il momemto di accingersi a mettere in atto qualche strategia per tentare di progettare abbozzi di azioni... Ma sempre democraticamente e non volendo disturbare nessuno, il politicamente corretto ecclesiale.

C'è qualcuno che abbia affrontato l'argomento con coraggio, come dici tu? Fammelo sapere. Ieri il Papa a Venezia ha rilanciato l'argomento al termine della Messa, al Regina Coeli, citando alcune realtà che contribuiscono in gran parte alla ricchezza del tessuto ecclesiale (testualmente Movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, Cammino Neocatecumenale). So che molti storcono la bocca al sentire certi nomi, e danno credito più ai sospetti e alle notizie tendenziose che non ai riconoscimenti espliciti della Santa Sede, quasi il Papa fosse per certi versi uno sprovveduto che firma quello che qualche "mafioso" gli mette davanti.

Ma quali arzigogoli, è ora di svegliarsi dal torpore indotto dal perpetuarsi di modalità decrepite buone solo a giustificare se stesse senza dare nessun contributo a quell'evangelizzazione ai lontani così urgente, almeno quanto la rievangelizzazione della Chiesa stessa. Ho sentito parlare di "toppe nuove su un vestito vecchio", con risultati che non possono essere dei migliori.

Atty

in tutta franchezza...

Sai cos'è Atty? Tu ti poni un po' come "quello che la sa lunga", quello che ha "le risposte" nella manica e che poi maieuticamente o pedagogicamente si adopera per estrarle anche dal cuore e dalla coscienza degli altri... ci sta, va benissimo, in ogni forum (inteso in senso ampio come spazio di confronto e discussione) ciascuno può naturalmente ritagliare lo spazio che più desidera e più si confa' alla propria anima, fermo restando il rispetto per gli altri che peraltro mai è venuto meno nelle pagine di questo sito. Solo mi permetto un piccolo consiglio, per quanto di positivo intuisco di te e della nostra comunità: sta' pure sereno e comunica liberamente a carte scoperte, se desideri comunicare o condividere qualcosa sentiti libero di farlo in totale libertà, senza bisogno di domandine ad-hoc volte a provocare e sollecitare la partecipazione altrui.
Alla prossima, Leo

Bravo

A proposito di sollecitare la partecipazione altrui, mi pare di esserci riuscito, visto che la maggior parte delle discussioni sono ferme da tre anni o più, mentre questa è esplosa, ed è stato proprio grazie alle "provocazioni", mentre i camplimenti e i ringraziamenti reciproci svaniscono rapidamente nel dimenticatoio (Socrate ne sapeva qualcosa...).

Non nego di avere una risposta, ma è la "mia", cioè quella che ho ricevuto da un'esperienza di Chiesa che mi ha cambiato la vita e mi ha dato anche l'impudenza di disturbare per uno scopo preciso: "L'amore di Cristo ci spinge... guai a me se non annunciassi il Vangelo". La tengo perciò per me, tuttavia il fatto di avere trovato un mezzo forte di conversione quindi di evangelizzazione mi fa dire che i mezzi per voltare pagina ci sono, ed è su questo terreno che ho buttato la provocazione, perché altri siano incuriositi (non oso dire stimolati) ad uscire da un cerchio protettivo per sperimentare nuovi itinerari, anche se si presentano irti di asperità e con scarse garanzie previsionali di successo. Rinnovo perciò l'invito a cercare.

Un altro effetto l'ho ottenuto, e proprio da te, il cambiamento di tono tra i primi interventi e quest'ultimo, più vivace e battagliero. Non l'avevo calcolato, ma mi fa sinceramente un grande piacere.

Se in questo credete che abbia tradito lo spirito del forum, o in qualche modo ne abbia abusato, me ne dispiace, non era certo questa l'intenzione. Sono entrato in questo giro solo casualmente perché era l'unico aperto. Quindi l'obiettivo non era una certa Parrocchia o gruppo o persona (non conosco nessuno di voi) ma solo quello di gettare un sasso nello stagno.

Grazie, il vostro "elefante nella cristalleria". Atty

Una risposta

Scusami, AuroraB, ma parlandomi di "incongruenza tra l'essere e il dover essere", "conversione cammino costante e non punto di arrivo statico", "Pasqua=Eucaristia bisogno primario di vita" o altre appassionate definizioni, non mi dici niente di nuovo, dato che se analizzi bene i miei interventi questi non sono altro che gli argomenti da cui sono partito io stesso.

Tuttavia tu rispondi finalmente alle mie domande sul LINGUAGGIO e sugli STRUMENTI per l'uomo (distratto...) di oggi dove dici "non saprei... il Signore ci farà capire...". Cioè mi pare che tu NON abbia una risposta, né una proposta.

D'altronde questo è un argomento VITALE sul quale non ci può fermare amareggiati, ma si deve agire. E se ci fosse qualche ipotesi di soluzione vicina a noi, ma che non vediamo, magari a causa di preclusioni o disinformazione?

Con questo non dico che non sia necessario pregare, anzi, in questo frangente forse è l'unica cosa sensata da farsi, che deve essere comunque costante e a sostegno di ogni azione. Ma con Sant'Agostino, dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere ben sapendo che tutto verrà portato a compimento dalla Grazia.

A presto, Atty

buona domanda

Caro Atty, prima di tutto benvenuto nel nostro sito e grazie del tuo contributo! Tu poni senza dubbio una questione cruciale per tutti noi, vale a dire la traduzione della catechesi da insegnamento (e in questo senso potenzialmente anche solo parola astratta!) a scelta concreta in grado di plasmare la nostra vita concreta, le nostre scelte e azioni.

Per quanto ne sono capace, provo a dire qualcosa, certo che altri e più approfonditi contributi ti verranno forniti nei prossimi giorni proprio dai nostri catechisti, sempre sollecitati proprio su questa pista di riflessione.

Come primi punto, direi di non sottovalutare la qualità della catechesi, che dovrebbe rimanere sempre profondamente radicata nella Parola del Signore. Parola che tanto spesso ci offre una via limpida per le nostre scelte fondamentali. Pensiamo solo e semplicemente alle letture di queste ultime domeniche, in cui l'insegnamento antico viene letteralmente "ossigenato" e riportato a unità da Gesù, tracciando tanto bene cosa significhi vivere il matrimonio, la famiglia, la gestione del denaro, del tempo, il rapporto con il potere. Questi insegnamenti sono già luce per ogni nostra giornata.

Se la qualità della catechesi è il punto di partenza, ogni comunità cristiana offre poi tanti spazi concreti di condivisione e di dono. Così anche nella nostra comunità, dove tante sono le esigenze e i piccoli o grandi servizi cui ciascuno è chiamato a contribuire. Qualcosa puoi trovare già sulle pagine di questo nostro sito: il catechismo per bambini, giovani e adulti, le splendide e molteplici iniziative dei nostri giovani animatori (dal campeggio estivo, gruppi settimanali di aggregazione, approfondimento, sport, etc.), il gruppo caritas che promuove e incentiva il nostro orientamento caritativo in relazione alle esigenze locali e diocesane, il gruppo missionario che tante energie pone per sostenere le missioni nostre sorelle coinvolgendo regolarmente tante e tante persone della parrocchia... e tanto altro ancora, ma non voglio dilungarmi troppo qui (lo spazio è comunque aperto...).

Terza pista. Alla fine le scelte di vita cristiana sono la nostra personale e unica risposta alla chiamata del Signore, dunque attengono proprio ciascuno di noi. Non ci sono strade obbligate, ogni comunità cristiana sollecita e offre opportunità ma poi guarda sempre con grande rispetto alle scelte personali di ciascuno, anche nella prospettiva della particolare situazione che ciascuno sta vivendo. E' solo il Signore che scruta nei nostri cuori e che ci conosce nell'intimo che può vagliare la purezza del nostro cuore e la coerenza della nostra vita rispetto al suo insegnamento di salvezza.

Caro Atty, a questa prima riflessione altri aggiungeranno certamente spunti più concreti... a presto e grazie!

non avrei creduto

Grazie.

Non pensavo certo che qualcuno sarebbe intervenuto così rapidamente. Permettetemi di aspettare ulteriori contributi, che Leo assicura da parte propria e di altri, prima di approfondire. Non mancherò, perché è certo che la questione è cruciale e inderogabile ormai, visto che il contesto desacralizzato in cui viviamo si sta inesorabilmente espandendo.

A presto.

riprendo io

Non vedo contributi (forse pecco di impazienza) perciò cerco di intervenire nuovamente analizzando un po' la risposta di Leo, e considerando la CATECHESI soprattutto rivolta agli ADULTI che desiderano uscire da una condizione di fede "infantile" che oggi non basta a fronte delle sfide del mondo desacralizzato e scristianizzato.

Io credo che la Catechesi, pur saldamente radicata nella PAROLA DI DIO, è comunque portata da una persona e pertanto modulata dalla sua ESPERIENZA che la rende viva e credibile, quindi non potrei accettarla come parola ASTRATTA. Tanti sono gli argomenti proposti, legati alla Parola quaresimale (vivere il matrimonio, la famiglia, la gestione del denaro, del tempo, il rapporto con il potere), che non possono certo essere affrontati e sviscerati solo in questo tempo, ma vanno assunti come tappe di un cammino molto più lungo, se vogliamo salvare la premessa di "passare all'amore, alla preghiera, alla pratica dei comandamenti...", in estrema sintesi al cambio di vita, alla CONVERSIONE.

Per questa finalità specifica non è tanto necessario limitarsi a cercare spazi per FARE qualcosa (anche se di utile e bello, ovviamente) ma di trovare alimento per la propria crescita nella FEDE.

Quanto alla "terza pista", è vero che non si può invadere brutalmente la sfera privata che comunque rimane una scelta di libertà, ma la Parrocchia (Chiesa) è pur sempre PADRE/MADRE che agisce con autorità e fermezza nei confronti dei FIGLI, e deve dare contenuti e proporre obbiettivi sostanziosi, visto che tutti siamo chiamati alla Santità.

A presto, Atty

un pensiero

Ciao Atty, condivido il tuo contributo e personalmente lo trovo davvero centrato e importante per porre la questione nella giusta luce.

Aggiungo di getto solo due parole prendendo spunto dalla tua premessa, per intenderci quando dici "ADULTI che desiderano uscire da una condizione di fede infantile che oggi non basta a fronte delle sfide del mondo desacralizzato e scristianizzato".

Atty, chissà se il mondo di oggi è davvero tanto più desacralizzato e scristianizzato che in passato, il cammino delle comunità cristiane mi pare da sempre caratterizzato e segnato dal confronto con "il mondo" che poi è fondamentalmente luogo, spazio e tempo dell'incredulità. Con Adamo ed Eva in qualche misura sempre progenitori di ciascun uomo. Proprio in questo luogo siamo immersi tutti noi come comunità cristiana. A partire da Pietro, con quel suo drammatico rinnegamento alle soglie della croce di Cristo ma poi anche con la sua meravigliosa testimonianza di primo padre della chiesa. E così tutti noi cristiani di sempre, in cammino, sfidati e provocati ogni giorno come singoli e come comunità. Capaci di testimonianza cristiana pura, forte e coerente, ma poi tanto spesso anche di contraddittorio compromesso con scelte, stili e modi di pensare tanto distanti. Forse, proprio oggi e proprio in questo nostro mondo complesso e complicato, chissà che non sia proprio una fede infantile una via da rivalutare, magari quella "piccola via" che Teresina ci lascia intravedere nelle pieghe della sua storia di un'anima.

Solo una breve riflessione... spero che altri spunti di arricchimento potranno seguire...

fede infantile

Carissimo Leo (se non ci fossi tu...) c'è davvero un punto dolente, che mostra il limite del blog: si parla a ruota libera e forse si usano termini non immediatamete condivisi; non vorrei che la discussione, invece che dipanarsi, si complichi.

Parlando di "fede infantile" faccio riferimento alla DISCREPANZA creata tra la crescita fisica, umana, relazionale, culturale, professionale... e la stasi (se non regressione) di esperienza e conoscenza spirituale del "post-sacramenti" (diciamo post-cresima per intendersi). Se in altre stagioni questa atrofia della vita spirituale poteva essere compensata dal contesto sociale di religiosità diffusa, oggi non è più così, e la persona tiepida o di frequentazione marginale o anche devozionistica rischia con estrema facilità di CONFORMARSI al mondo (stampa, TV, cinema, nuove idee sociali e morali... campo vastissimo!) e di essere disperatamente traviata e fagocitata.

Credo che sia NECESSARIA una azione forte e profonda per mettere le persone di fronte a questa realtà. Una "piccola via" (anche se quella di Santa Teresa di Lisieux non era proprio così) oggi trova difficoltà a svilupparsi spontaneamente, causa il disorientamento creato dal frastuono di rumori di ogni tipo. Bisogna accoglierla, indirizzarla, nutrirla con un'azione ferma, autorevole, ordinata che sappia filtrare le troppe informazioni e dare un indirizzo incanalato nei fondamenti della fede della Chiesa, in Gesù Cristo morto e risorto che ci dona uno Spirito per vincere il nostro peccato, non basato sulla nostra debole volontà ma sulla forza del suo amore gratuito per ogni uomo.

Ho contribuito alla chiarezza oppure ho aggiunto confusione? Se vuoi, stimola la discussione...

Ciao a tutti, Atty

nuove tecnologie e riflessione

Caro Atty, davvero interessante il tuo spunto relativo all'utilizzo delle nuove tecnologie a supporto di una riflessione un po' consistente (cioè un filino oltre il profilo della comunicazione media alla Facebook). Come realtà parrocchiale ogni tanto in questi nostri recenti tempi di vita online ci siamo posti un po' di domande in merito e, francamente, non sempre abbiamo saputo trovare risposte condivise e convincenti. Direi che il tema è aperto, interessante e meritevole di una discussione approfondita separata.

Ad ogni modo, come si dice, questa è un'altra storia...

No, in questo caso le nuove tecnologie hanno ben supportato la tua comunicazione, avevo inteso correttamente il senso del tuo messaggio, ma poi molto rapidamente, e in effetti con un piccolo salto logico, l'avevo consapevolmente utilizzato per rilanciare uno spunto ulteriore e diverso... Perchè ho come la percezione di un eccesso di razionalizzazione della fede, che viene più o meno artatamente gettata nell'arena alla stregua di ogni altra offerta razionale, filosifica o morale. Rispetto a questo approccio, o direi anche tentazione (vedi discussione sulla "laicità" o vari altri forum del nostro sito), credo che ci sia ancora e sempre spazio e bisogno di un approccio direi un po' più mistico, più istintivo, attento e ricettivo al segno profetico. Tutto qui. Il tuo ulteriore approfondimento è poi molto importante e per nulla distante, soprattutto quando segnali l'attenzione a creare spazi e opportunità dove questa possibile dimensione sia seminata, coltivata, fatta emergere in maniera appena un po' discosta dal frastuono che quotidianamente ci bombarda. E vale davvero per tutti noi, ma poi soprattutto per i più giovani.

Grazie e alla prossima... quanto all'impazienza non ti preoccupare, torna a trovarci ogni tanto, quando hai 5 minuti liberi, e vedrai che presto altre voci e altri contributi si aggiungeranno ai nostri. 

purtroppo

Caro Leo,

grazie della battuta sulle nuove tecnologie, aggiungo che l'utilizzo di questo interessante, utile, veloce mezzo informatico di comunicazione che permette un coinvolgimento plurimo, è tuttavia limitato se non è supportato da una conoscenza personale. Dico che PURTROPPO ho dovuto usarlo per l'approccio, ma mi auguro di superarlo se emerge la necessità di approfondire la discussione, e per cercare nuove strade verso quelle "risposte condivise e convincenti" alle quali alludi.
Quanto alla FEDE, è vero che può presentare mille sfaccettature, anche mistiche o istintive come tu dici, ma io credo che sia soprattutto un FATTO concreto, e nello stesso tempo completamente diverso da ogni altra "offerta razionale, filosofica, morale".

Un accenno al "segno profetico": la profondissima CRISI che conosce la fede, schermata da molte manifestazioni anche buone e volonterose, ma che non si possono dire propriamente FEDE; nei casi migliori possono identificarsi con una certa religiosità che non è la stessa cosa; infatti non è detto che questa sia un passaggio verso l'obiettivo, può paradossalmente essere anche un impedimento. Perciò è necessario non adagiarsi in sterili argomentazioni, e lavorare a fondo per almeno incamminarsi, tendere alla fede autentica.

Non mi addentro ulteriormente in questi meandri fino a nuovi contributi, che non vengano solo da te.

Coraggio

Atty