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Gesù di Nazareth Figlio di Dio

Non ricordo quale, ma una sera della settimana scorsa, la settimana santa, la discussione guidata da Gad Lerner aveva come oggetto la figura di Gesù, considerata da alcuni esponenti di diverse religioni, tra cui sicuramentel'ebrea e la cattolica. Premetto che penso di aver acceso la TV nella fase finale della discussione; chiedo dunque scusa al lettore se suggerisco una riflessione, che forse è stata sviluppata nella parte da me non vista.

Da parte ebraica (il rabbino capo della sinagoga di Roma) si è sottolineata in modo molto deciso l'inaccettabilità per l'ebraismo dell'affermazione secondo cui Gesù è Dio. Da parte cattolica (sul tema è intervenuto soprattutto don Giovanni Nicolini, parroco nella diocesi di Bologna), il quale è noto per la sua squisita sensibilità verso la spiritualità, la preghiera e la spiritualità ebraica. Nel confronto tuttavia non è emerso - così mi è sembrato - un punto che risulta invece centrale nella comprensione cristiana della figura di Gesù, e precisamente della sua divinità: ossia che Gesù è Dio in quanto è Figlio di Dio.

Presento appena un poco questo aspetto bellissimo della professione di fede cristiana. Si tratta del fatto che Gesù è creduto Dio per essenza solo in quanto Figlio di Dio, cioè solo in quanto rivece / accoglie la sua divinità dal Padre, in perfetta obbedienza e gratitudine. Paolo, nel notissimo inno della lettera ai Filippesi, scrive che Gesù non ha considerato e vissuto la sua divinità come un avido possesso, ma ha svuotato se stesso e ha vissuto come un servo, fino alla morte di croce, ecc. Ebbene la comprensione cristiana di Gesù come Dio lo riconosce Figlio nell'accoglienza grata di se stesso dal Padre, un'accoglienza che lo costituisce veramente e pienamente Dio. Insomma essere Dio e ricevere la divinità come dono sono la realtà di Gesù Figlio di Dio. La professione di fede è riassunta nelle parole del Credo, che a proposito di Gesù afferma: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero!

Ciò significa anche che Dio Padre è da sempre nella gioia non di un avido possesso della propria divinità, ma nella gioia di comunicarla da sempre al Figlio e allo Spirito; è la professione cristiana della fede nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo. E' il riconoscimento di Dio come comunione perfetta dell'amore, perfetta comunione nell'amore manifestata e vissuta nella vicenda umana proprio dal Figlio di Dio, in particolare nella sua passione e risurrezione.

Ho scritto queste righe anche per invitarci reciprocamente ad una più profonda e ricca conoscenza della fede cristiana. Tra l'altro ne deriva una insospettata  capacità di dialogo del cristianesimo: il Dio in cui crediamo è colui (Padre) che pronuncia e mantiene viva una eterna parola (Figlio) di amore (Spirito Santo), parola pronunciata e pronunciabile ora anche tra gli uomini e dagli uomini! Di Dio non affermiamo soltanto che è unico, ma anche che è amore infinitamente nuovo, amore di relazione, consumata nell'unità perfetta.