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2016/17 - Catechesi Adulti

LETTERA DI SAN PAOLO AI FILIPPESI

Ricominciano gli incontri di catechesi per gli adulti per metterci alla scuola della Parola di Dio, essa ci forma e ci trasforma rendendoci capaci di discernimento, di vivere e testimoniare la fede (Vescovo Roberto Busti).
Quest’anno iniziamo con la lettera di san Paolo ai Filippesi. Nella sua attività al servizio del Vangelo Paolo mantiene vivi i rapporti con le comunità cristiane da lui fondate, mediante visite personali o inviando un collaboratore con una missiva.
Questa lettera è scritta durante la prigionia, forse ad Efeso, ed inviata attraverso Timoteo amico e fidato compagno di Paolo, ai cristiani di Filippi ai quali Paolo aveva annunciato il Vangelo durante il secondo viaggio missionario che lo aveva portato in Europa.
Filippi è una città della Macedonia e colonia romana nella quale, attorno alla famiglia di Lidia, commerciante di porpora, nasce questa prima comunità europea nella quale sono attive alcune donne che Paolo nomina nella lettera.
L’apostolo parla della sua situazione di carcerato per il Vangelo. La sua condizione di prigioniero non diminuisce la gioia e la forza della sua testimonianza, anzi lo mette nella condizione di esortare i suoi discepoli a vivere nella gioia.
Fonte di questa gioia paradossale è il rapporto vitale con Gesù Cristo: “per me vivere è Cristo” (Fil. 1,21)… in vita e in morte egli è al servizio del Vangelo e della Comunità Cristiana.
Non mancano per la Chiesa di Filippi le difficoltà, sia esterne, per i contrasti col mondo greco-romano che guarda con sospetto la minoranza cristiana, sia interne a causa dei “cattivi maestri” che contestano il Vangelo di Paolo il quale predica la morte e resurrezione di Gesù unica salvezza dell’uomo, e lo stile di vita che ne deriva.
Paolo con un meraviglioso inno, forse preesistente, invita a fare proprio il modo di sentire e di agire di Cristo che, essendo Dio ha voluto condividere la condizione umana facendosi obbediente fino alla morte, e a una morte violenta e disonorevole. Ma Dio lo ha glorificato con la Resurrezione e tutto il creato lo riconosce e lo adora come Salvatore e Signore.

Due i messaggi centrali per confermare la fede dei suoi discepoli:
1) La certezza che in ogni caso il cristiano può rimanere unito a Cristo, e questo conta più di ogni situazione contingente.
2) L’invito insistente a vivere nella gioia, nel coraggio e nello sforzo di imitare sempre più il Signore.

Nel complesso questa lettera non è uno scritto dottrinale, piuttosto un’effusione del cuore: in un contesto amicale di calda riconoscenza, Paolo ringrazia i Filippesi per l’aiuto che gli hanno fatto pervenire in carcere per mezzo di Epafrodito. Traspare da essa l’affetto e la stima per i destinatari, il tono esortativo è dettato dalla sollecitudine della paternità spirituale.
Godremo di questa lettura e cercheremo di imparare insieme a pregare con la Parola.
Lo Spirito Santo scaldi i nostri cuori, illumini le nostre menti e ci renda docili alla sua azione.

LA LETTERA DI GIACOMO La lettera di Giacomo con la quale prosegue il nostro cammino di catechesi, fa parte delle lettere cattoliche: sono sette lettere del N. T. che non sono di Paolo. Esse furono raccolte in un’unica collezione nonostante siano di origine diversa. Una di San Giacomo, una di San Giuda, due di San Pietro e tre di San Giovanni. Il titolo “cattoliche” si deve al fatto che non sono indirizzate a una comunità o a qualcuno in particolare ma riguardano i cristiani in generale. Fu scritta probabilmente da Giacomo che in Mt.13,55 è chiamato “fratello del Signore”, il quale fu vescovo della chiesa di Gerusalemme e martirizzato nell’anno 62. In questo caso la lettera sarebbe stata scritta prima di questa data. Tuttavia oggi ci sono alcuni studiosi che ne collocano la data di comparizione tra la fine del primo secolo e l’inizio del secondo. Fu introdotta nel canone solo verso la fine del lV secolo. I destinatari sono i Cristiani della diaspora, quelli cioè di origine giudaica dispersi nel mondo greco-romano, in Siria e in Egitto, ma di per sé potrebbe riferirsi a tutta la Chiesa in quanto popolo di Dio pellegrinante e straniero nel mondo. Più che una lettera, come farebbero pensare i saluti iniziali, può essere considerata una catechesi che verte su due temi principali: la sollecitudine verso i poveri e gli umili, i favoriti di Dio, e la concretizzazione della fede in opere buone. La voce di Giacomo e le sue esortazioni morali sono un correttivo nei confronti di un cristianesimo fatto di troppe parole (dibattiti, documenti…), o di sole preghiere. Senza nulla togliere alla necessità di questi aspetti, essi vanno verificati e testimoniati dai credenti con una vita ad essi corrispondente. Giacomo ci richiama ad essere ESECUTORI DELLA PAROLA e non solo ascoltatori. Ne scopriremo insieme la sorprendente attualità. Vi aspettiamo, le catechiste Elena, Margherita e Aurora.

La Gioia del Perdono.

Lettera di Giacomo Cap. 5

Nell'ultimo capitolo troviamo il passo più duro dell'intera lettera, è un severo giudizio sulla società ingiusta fatta di ricchi che si arricchiscono sempre di più a spese dei poveri che diventano sempre più poveri. Da come il tema sia stato ripreso diverse volte da San Giacomo possiamo ricavare che egli stabilisce una triangolazione: il povero, il ricco e il Signore.

È solo in questo intreccio che si comprende bene la grandezza del povero, il peccato del ricco e la sorte dell'uno e dell'altro. La realtà fotografata dall'apostolo è frequente e molto attuale nel mondo: a fronte di una folla di miseri che mancano del necessario, una manciata di super ricchi che accantonano e ammassano avidamente.

Grande sarà la loro sciagura, non solo perché la ricchezza che tanto amano è destinata a imputridire, ma anche e soprattutto perché essa si rivoltera' contro di loro:" testimoniera'contro di voi, distruggera' le vostre carni" (Già. 5,3). La putrefazione passa dal possesso al possessore su cui incombe il severo giudizio di Dio che ne vede tutta l'ingiustizia, l'avidità, la dissipazione e la prevaricazione.

Dio ascolta il grido del povero che si affida a Lui e non delude la sua attesa paziente, la sua perseveranza nelle prove quotidiane. L'attesa cristiana non è solo paziente ma è anche fiduciosa, consapevole che la venuta del Signore è imminente. Non si tratta di una imminente cronologica (nessuno conosce il giorno e l'ora) ma teologica, cioè certa. Su questa venuta certa è fondata la speranza del Cristiano.

In salute e in malatta San Giacomo ci dice che l'importante per l'uomo è essere sempre "davanti a Dio"; la preghiera personale e della Comunità accompagni la sua vita in ogni suo aspetto.

È la preghiera il filo conduttore di ogni condizione di vita; preghiamo con fede, preghiamo con animo puro,preghiamo gli uni per gli altri, correggiamoci con amore vicendevole senza giudicare ma aiutandoci l'un l'altro ad essere fedeli al Signore, consapevoli di essere tutti bisognosi del suo perdono!

Qui finisce la lettera di Giacomo. Era iniziata con un invito alla gioia, la gioia della fede salda e provata e termina con la promessa del perdono: la gioia cristiana è appunto la gioia di essere perdonati, la gioia di sapersi oggetto della Divina Misericordia!

Riorientare la nostra vita

Lettera di Giacomo Cap. 4

Guerre e discordie nel mondo come nella Chiesa traggono alimento dalle passioni che traviano il cuore dell'uomo. E' noto che la passione e il piacere danno sapore alla vita e al nostro fare, ma solo se sanno trovare il loro limite,la loro misura nella virtù.

In questo brano le passioni sono intese per lo più come inclinazioni che incitano l'uomo a violare i comandamenti di Dio, rappresentano quel desiderio smodato di autoaffermazione esplicitato in un ventaglio di comportamenti che Giacomo elenca: la cupidigia, la violenza, lo zelo astioso, la litigiosita'... L'uomo dominato dalle passioni non solo tradisce Dio, tradisce se stesso e il proprio equilibrio interiore e costituisce una minaccia alla comunione ecclesiale. Perfino la sua preghiera perde efficacia perché prega in modo sbagliato chiedendo a Dio ciò che non è bene.

Passioni, rivalità divisioni mostrano che si è scelto il mondo e non Dio. Come affermano i profeti, alla radice di ogni comportamento peccaminoso è l'idolatria; ma Dio che ci ama in modo appassionato, è un Dio geloso, vuole per sé tutto l'uomo, non ammette rivali nel suo cuore. Egli dona la sua Grazia agli umili, ma resiste ai superbi e agli arroganti.

San Giacomo ci rammenta inoltre che nessuno è padrone della propria vita e del proprio futuro. Ricordiamocene mentre perseguiamo con affanno i nostri progetti e inseguiamo futili guadagni, nella presuntuosa sicurezza del futuro! Anche questa è sciocca idolatria, non solo i guadagni e gli affari che con tanta sicurezza progettiamo sono labili come il fumo, ma lo è la nostra stessa esistenza. Il cristiano progetta sì il suo futuro ma sempre aperto alla Divina Volontà.

In ultima analisi, ci giunge da san Giacomo l'invito a riorientare la nostra vita e riconoscerci dipendenti da Dio. La tentazione con cui il demonio vuole sedurci è sempre la stessa:la superbia di non riconoscere la nostra appartenenza a Dio, di non volerci sottomettere a Lui. Siamo dunque esortati a far resistenza con tutte le nostre forze. Il nemico dispone di grande forza di attrazione, di argomenti persuasivi di fronte ai quali occorre intelligente e fedele discernimento. Se il diavolo ha dalla sua parte il fascino del mondo e le sollecitazioni che vengono dalle nostre stesse passioni, tuttavia è debole e impotente di fronte alla ferma
e reale volontà dell'uomo che vuole mantenersi fedele al suo Signore.

San Paolo ci fa chiare le armi necessarie per vincere questa guerra: "Rivestiti della corazza della fede e della carità, indossando l'elmo della speranza della salvezza" (1Tess.5,8).

La Vera Sapienza

Lettera di Giacomo 3

La vera religiosità non ha bisogno di molte parole. Tutti conosciamo la forza della parola, ma anche la sua pericolosità. Con la stessa facilità essa può edificare e distruggere, riunire e dividere.

Il controllo della parola presuppone il perfetto dominio di sé, indice di maturità di fede. Non è accettabile che le stesse labbra che benedicono e invocano il Signore nella preghiera, servano poi subito dopo a sparlare del prossimo. Non si può credere di onorare Dio se non si onora sinceramente l'uomo, sua immagine; così come non è possibile che da una stessa fonte zampilli acqua dolce e acqua salata.

San Giacomo ci esorta a discernere la vera e la falsa sapienza per saper riconoscere i veri maestri fra tutti coloro che si atteggiano a tali.
Fondamentale criterio di riconoscimento è la coerenza della vita, al di là delle chiacchiere e delle esibizioni.

Seconda qualità è la mitezza. La vera sapienza viene dall'alto, è dono di Dio da domandare nella preghiera, essa è indulgente, tollerante, docile, obbediente, misericordiosa, non discriminante, aliena da ogni dissimulazione, pacificante. Dove ci sono fanatismo e litigiosita non c'è vera sapienza. La vita cristiana infatti germoglia, cresce e si sviluppa nella serenità e nella concordia.

Il coraggio di rompere con gli schemi del mondo

Gc. 2

Giacomo ci ha detto dapprima che la fede si rinsalda e matura attraverso le prove quotidiane per cui la prima verifica della fede è la pazienza; poi ha precisato che la fede non deve essere tentennante ma ferma per cui la seconda verifica della fede è la fiducia totale che rende l'uomo nella preghiera come nella vita, saldo e indivisibile. Ora ci dice che la fede e i favoritismi e gli opportunismi sono agli antipodi per cui la terza verifica della fede è il coraggio di rompere con gli schemi del mondo che ossequia i ricchi e potenti e disprezza gli umili. "Non mescolate a favoritismi personali la fede nel Signore nostro Gesù Cristo Re della Gloria" (2,1). Solo a Gesù, il Signore, appartiene la gloria, Egli è presenza e rivelazione di Dio tra noi. Solo la sua gloria merita il culto, non quella insignificante del ricco.

Occorre essere "ricchi nella fede" per avere parte con Dio, ai poveri che amano Dio Egli promette il Regno.
Infine la misericordia trionfa sul giudizio: "non otterrà misericordia chi non avrà usato misericordia".

Ora san Giacomo torna sulla necessità di compiere le opere della fede, solo da esse se ne riconosce la veridicità. La fede infatti senza le opere è morta. Ci siano di esempio Abramo, il padre della fede, il quale credette con ferma fiducia alle promesse e si fece obbediente fino al sacrificio del suo unico figlio; e Raab, la prostituta di Gerico, che nascose e salvò gli esploratori d'Israele. Essi con le loro azioni resero evidente la fede che li animava. Nessuno sbilanciamento,nessun equivoco:la fede, se c'è, suscita le opere ad essa conseguenti esse la manifestano viva, vera e salvifica.

Ascoltare e mettere in pratica.

Giacomo 1,19-2,7.

Continuando a tratteggiare la figura del cristiano, che è chiamato ad essere paziente, fermo nelle sue decisioni,saldo e fiducioso nella preghiera, riflessivo, ora Giacomo aggiunge una qualità essenziale: il cristiano è l'uomo in ascolto. Verso i fratelli egli è "svelto ad ascoltare, lento a parlare e lento alla collera", verso il Signore è pronto ad "ascoltare con docilità la Parola...".

Il cristiano è esortato ad abbandonare gli atteggiamenti litigiosi e polemici per dare vita a un nuovo modo di essere... deporre e accogliere sono i due movimenti della conversione: deporre l'uomo vecchio per diventare uomini nuovi in Cristo nel Battesimo. La smania di discutere, le polemiche rissose, sono segno che il passato non è stato deposto veramente, il battesimo c'è stato ma la conversione deve ancora avvenire.

Il Vangelo che siamo invitati ad "ascoltare con docilità" è unaforza attiva che salva le nostre vite. È la Parola seminata da Dio nel nostro cuore, cresce come un albero piantato nel nostro intimo così che seguirla e metterla in pratica significa essere fedeli alla parte più intima e più vera di noi stessi, realizzare la nostra personale libertà e felicità.

Il cristiano dunque è colui che non si limita ad ascoltare la Parola, illudendo se stesso, ma la concretizza coi suoi comportamenti.

Forti nelle prove

Giacomo 1,9-18.

Il tema della relazione ricco-povero sta molto a cuore a san Giacomo che lo riprenderà in altre occasioni. "Si rallegrino i poveri per la loro elevazione, si rallegrino i ricchi per la loro umiliazione..." in queste parole sentiamo riecheggiare sia le beatitudini che il Magnifica, in esse risiede il paradosso cristiano del rovesciamento delle posizioni. In questa visione escatologica sia il ricco che il povero si scoprono poveri ed umili di fronte a Dio nel quale pongono la loro fiducia e sicurezza e nello stesso tempo si scoprono fratelli.

Altro paradosso: da una parte il continuo invito alla gioia, dall'altra le molte prove che sottopongono l'uomo a una dura fatica. Evidentemente la ragione della felicità sta nella certezza di ciò chè attende "coloro che amano Dio", che Lo pongono al primo posto, con una fedeltà perfetta che non viene mai meno.

Ora Giacomo parla di quelle prove,tentazioni, che vengono dall'interno dell'uomo e lo trascinano al peccato. Ebbene, l'uomo sappia con certezza che le tentazioni non vengono da Dio ma dalla propria concupiscenza che seduce, induce al peccato e genera la morte, quasi una generazione al contrario che partorisce la morte e non la vita.

Da Dio viene solo il bene, Egli ci generò alla vita "con una Parola di verità". L'evento preciso della nostra generazione è la Morte e Risurrezione di Gesù che ci ha aperti alla fede e infine il Battesimo che ci ha fatti entrare nella vita divina.

Il Vangelo, Parola di Verità,rivela all'uomo la verità su se stesso, quindi il vero modo di vivere; al contrario la concupiscenza, che appartiene all'uomo peccatore, lo seduce col fascino della menzogna, attirandolo alla soddisfazione immediata di ogni desiderio ma alla fin fine mortificandolo nella sua essenza.

Generati da Dio, i Cristiani sono "la primizia", il principio del raccolto,che si spera abbondante. La comunità cristiana si renda consapevole di essere il segno dell'attenzione di Dio per tutte le creature che Egli ama e che gli appartengono.

Una fede che si fa vita.

Giacomo 1,1-8.

Fin dalle prime battute la lettera di Giacomo si è rivelata ricca di spunti di meditazione e di scambio di riflessioni al punto che ci siamo limitati a leggerne i primi otto versetti. Vi ripropongo qualche punto su cui ci siamo soffermati.

Giacomo si rivolge “alle dodici tribù che vivono nella diaspora”, cioè alle comunità giudeo-cristiane che vivono lontane dalla Terra dei Padri, ma possono essere la Chiesa, Nuovo Popolo di Dio, che vive nel mondo. Gv.17: “…i discepoli vivono nel mondo ma non sono del mondo…” In molte parti della terra, ma oggi anche nel nostro paese, noi cristiani siamo consapevoli di essere “piccolo gruppo” in un mondo più vasto e ostile, siamo come in terra straniera: “la nostra patria è nei cieli” (Fil, 3,20), soprattutto per la nostra diversa visione del mondo. Noi mutuiamo infatti i nostri criteri di giudizio non dalla società dominante ma dalla Parola di Cristo.

Dalle esortazioni di san Giacomo iniziano a delinearsi i tratti caratteristici del cristiano: la gioia, la fede e la pazienza.

La gioia a cui siamo invitati è una gioia paradossale, una gioia nella prova, nella quale sentiamo riecheggiare le beatitudini. Le prove hanno una funzione formativa e rafforzativa della fede in quanto la costringono a maturare o a smentirsi. Sono le prove che aiutano la fede a maturare giorno dopo giorno in direzione della pazienza. La pazienza è la resistenza attiva, forte, perseverante, calma e fiduciosa contro le difficoltà e le avversità. Essa è in stretto rapporto con l’attesa fiduciosa e perseverante del compimento delle promesse di Dio che è fedele. E’ un cammino costante, sempre da compiersi, dalla fragilità dubbiosa alla fermezza fiduciosa. La fede paziente e perseverante produce la maturità cristiana che Giacomo definisce “l’opera perfetta”, cioè una fede che si fa vita.

Perché la fede si faccia vita è necessaria al cristiano la Sapienza, dono da chiedere a Dio con fiducia. Egli infatti è Colui che dona senza riserve e senza distinzioni di persone, dona volentieri, con semplicità, non fa pesare la grandezza dei suoi doni… L’uomo, invece, è spesso dubbioso e incoerente. Se la maturità cristiana si manifesta nella fermezza della fede di colui che è saldamente ancorato a Dio, l’immaturità si manifesta nel dubbio che lascia l’uomo come sballottato dalle onde e facile ad essere tratto in errore, incapace perfino di pregare efficacemente.

Saluti ed auguri

Fil. 4

Prima dei saluti Paolo rivolge ai suoi amici filippesi e a ciascuno di noi una serie di esortazioni finali compendio dello stile di vita cristiana:

- Rimanete saldi nel Signore.
- Andate d'accordo, i responsabili della comunità favoriscano la buona armonia fra i fedeli.
- Siate sempre lieti perché appartenete al Signore e il Signore è vicino.
- La vostra bontà sia nota a tutti.
- Non angustiatevi per nulla...presentate a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti e la pace di Dio custodira'i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.
- Quello che è vero, nobile, giusto,puro, amabile, onorato sia oggetto dei vostri pensieri.
- Mettete in pratica le cose che avete imparato da me (è Paolo che parla) ascoltando le mie parole e vedendo il mio comportamento.

Ognuna di queste raccomandazioni può costituire tema di meditazione e di revisione della nostra vita per renderci belli e pronti ad accogliere il Signore che viene.

In ogni prova il cristiano può proclamare insieme all'apostolo:" Tutto posso in Colui che mi dà forza!" La nostra speranza infatti non è vana perché è riposta in Cristo.

San Paolo si accommiata con un augurio che è una benedizione meravigliosa per tutti noi: "La Grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito, ora e sempre." Amen.

BUON NATALE

Salvati nella Croce di Cristo

Fil. 3

Paolo mette in guardia i suoi discepoli di fronte al pericolo di quei predicatori che non centrano la salvezza nella Croce di Cristo ma la legano a formalismi giudaizzanti. Essi attribuiscono valore salvifico alla legge e alle sue prescrizioni, mentre i cristiani sanno di essere salvati solamente da Gesù Cristo Signore nostro morto sulla Croce e risuscitato dal Padre perché chi crede in Lui possa morire al peccato e risorgere con Lui alla vita nuova ed eterna di Figlio di Dio. Il Signore risorto ha il potere di trasformare con la resurrezione il corpo dei suoi fedeli soggetto al degrado della morte.

Questa è l'unica meta a cui l'apostolo tende e ci invita, tutti, a non lasciarci fuorviare, a non perdere di mira questo traguardo, a non lasciarci rallentare nel cammino ma di procedere nella santità verso l'incontro con Cristo, con perseveranza, tutti insieme come comunità, sostenendoci l'un l'altro nella carità e testimoniandoci vicendevolmente la fede.

Obbedienza e amore

Fil. 2,12-30
8
Paolo, grato per l'obbedienza al Vangelo dei suoi figli spirituali, li esorta ad esserlo ancora di più ora che egli è lontano: sia questa l'espressione dell'affetto che li lega reciprocamente.

I discepoli mettano grande impegno nel seguire la via della salvezza e siano fiduciosi nella vicinanza di Dio che li guida e li sostiene; se resteranno uniti a Gesù, Parola di vita, brilleranno come stelle per illuminare le tenebre di una generazione perversa e malvagia con la loro testimonianza!

Il cuore dell'apostolo si riempie di paterno orgoglio e di grande gioia perché la vita di fede dei suoi figli, guadagnati a Dio come frutto buono della sua missione, sarà per essi salvezza nel giorno del Signore. Vale la pena anche di offrire la propria vita in sacrificio perché i suoi cari figli siano trovati santi nell'ora del giudizio!!!

Questa parola parla al nostro cuore, ci ricorda che tutti noi dobbiamo la nostra fede a qualcuno: nella santa Chiesa siamo stati generati alla vita divina e molti intorno a noi, ci hanno testimoniato e guidato nella fede. Ricordiamo il nostro debito di gratitudine e a nostra volta spendiamo con gioia e con amore la nostra vita al servizio di Cristo nostro Redentore.

Umiltà e Gioia

Fil.1,12-2,11.

Emerge il tema principale della lettera: "Vivere è Cristo, uniti a Lui anche la morte è vita".

Qualunque sia la situazione contingente in cui il cristiano viene a trovarsi, per Paolo è la detenzione in carcere, basta che sia con Cristo per essere felice e pieno di gioia. Lo stesso carcere diventa occasione di annuncio e testimonianza.

A questo proposito Paolo ci esorta a vivere come cittadini del Regno di Dio la cui legge è il Vangelo. Lieti per la grazia della fede e per la grazia ulteriore di poter offrire le nostre sofferenze per testimoniare la fede.

Il desiderio dell'apostolo è che nella vita della comunità regni la concordia, a tal fine nessuno agisca per vanagloria ma il nostro unico vanto sia Cristo. Alla sua umiltà dobbiamo guardare per imitarlo. Egli, pur essendo Dio si abbassò fino a divenire uomo, si fece obbediente fino alla morte di croce per amore nostro e volle ricevere solo dal Padre la gloria e la signoria universale.

Guardando a Gesù, aiutati dal meraviglioso inno di Paolo, impariamo quale deve essere lo stile di vita del cristiano, impariamo a svuotarci di noi stessi,impariamo la solidarietà,impariamo l'umiltà e l'obbedienza dell'amore.

La ricompensa è l'unione con Cristo che è la nostra gioia e felicità oggi, anche nelle tribolazioni, e alla sua venuta, nella felicità eterna.

Amicizia e paternità spirituale.

Fil.1,1-11

Negli Atti degli Apostoli abbiamo conosciuto un Paolo prima persecutore della Chiesa e poi, dopo la sua conversione, viaggiatore e missionario instancabile e perseverante del Vangelo di Gesù Cristo Salvatore.

Nella lettera ai Romani ci siamo sentiti sovrastati dall'impegnativo e vigoroso corpo dottrinale. Ora, nella lettera ai Filippesi, incontriamo il calore della sua amicizia, la trepidazione colma di amore e di gioia del padre spirituale. Come tale San Paolo incoraggia i suoi e li esorta a perseverare e crescere nella fede, nella conoscenza e nell'obbedienza alla Parola del Signore. L'unica che ci dona il discernimento per riconoscere il bene e compierlo.

È bello sapere che le parole dell'apostolo oggi sono rivolte a noi, con la stessa tenerezza e premura del padre spirituale a cui sta a cuore la salvezza di coloro che ha generato alla fede.